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Diario

LA GUERRA DENTRO

By 17 Novembre 2025 No Comments

”Come sono le tue notti, i tuoi incubi -se ci sono- da quando sei tornata dalla missione giornalistica della Flotilla?” Si apre così l’incontro con la giornalista di guerra Barbara Schiavulli.
Un incontro durato un paio d’ore passate alla velocità della luce, la stessa velocità con cui da tempo vengono uccise così tante persone da arrivare a parlare di genocidio.
Oggi non serve aspettare la notte per cadere in qualche brutto sogno.
Basta rimanere ad occhi aperti per assistere a spettacoli di morte il cui costo del biglietto è pari a zero.
Il vero incubo è che ci stiamo abituando all’orrore.
Si parla di pace, ma come può attuarsi la pace se negli occhi di chi la professa c’è solo guerra e fame di potere?
Credo che il problema principale, alla base di tutto, sia la mancanza di amore.
Per i cristiani il vero amore è un martirio volontario, un morire a se stessi per donarsi all’altro.
A prescindere da ciò in cui si crede, non posso fare a meno di abbracciare questa immagine.
Il giornalista di guerra rischia costantemente la vita per combattere le proprie battaglie, per farsi portavoce delle storie di altre persone.
L’attore abdica a se stesso, al proprio io, per accogliere la vita del personaggio che va a interpretare.
In entrambi i casi, ci si dona all’altro.
In entrambi i casi, si parla di amore.

R. II ANNO

 

L’esperienza di Barbara, riportata sul palco attraverso le sue parole e le immagini dei tanti viaggi fatti durante le spedizioni, ha smosso gli animi degli spettatori che hanno partecipato attivamente all’incontro con varie domande a cui lei ha risposto con simpatia e sorriso, nonostante il dolore di ciò che raccontava.
Condividiamo le riflessioni nate da alcune delle allieve della Scuola Fondamenta.

 

Sarò sincera non sapevo cosa realmente aspettarmi dall’incontro con Barbara Schiavulli.
Sono entrata in teatro con curiosità e senza aspettative precise, e ne sono uscita stravolta.
Credo mi sia cambiato quasi il volto. Non avevo mai ascoltato da così vicino testimonianze di questo genere: sono consapevole di ciò che accade nel mondo, cosciente del fatto che non vi sia limite alla cattiveria umana, ma ad ogni umiliazione che veniva raccontata sentivo qualcosa rompersi dentro di me.
La cosa che più mi ha affascinata è stata la passione, la luce negli occhi di Barbara per questo mestiere, per questa missione. La sua voglia di mettere al secondo posto la paura, pur di raccontare le realtà che sembrano così lontane da noi e invece ci riguardano profondamente: le vite di chi, nel posto in cui è nato, non ha una voce.
È stato devastante rendersi conto che il nostro Paese ha abbandonato i suoi figli nel momento del bisogno, trattandoli come folli, quando invece avrebbe dovuto guardarli con orgoglio, perché rappresentano l’Italia più di chi, secondo legge, dovrebbe farlo.
Da giovane aspirante attrice mi sono sentita attratta e ispirata dall’amore di questa donna per ciò che fa, e francamente penso che si comporti esattamente come dovrebbe fare un attore: viene mossa solo e unicamente dalla passione, fa tutto con piacere, non si lascia trattenere da inutili esitazioni e paure, racconta tutto con verità assoluta e, cosa più importante, non si prende troppo sul serio.
Ricordarsi di mantenere una certa leggerezza è fondamentale per non mollare, in nessuno di questi due mestieri. Inutile dire che amerei scrivere e interpretare un personaggio del genere.
Grazie Barbara.
E grazie Giampiero per la grande opportunità.

Elena G. III ANNO

 

È stato doloroso sentire quelle parole in tempi questi… mi sono sentita impotente: una piccola formica in mezzo a conflitti grandi come questi. Ho ammirato la potenza di Barbara, che si è messa in gioco rischiando la vita con umorismo ed intelligenza mossa dalla passione per il proprio lavoro. La cosa che mi ha colpita di più è stato il racconto sulle 72 ore di prigionia. Le donne senza la possibilità di esprimere la propria religione o le donne che durante il loro periodo mestruale non hanno avuto la possibilità di munirsi di appositi assorbenti, i militari hanno provato a distruggere la loro dignità; ma non ci sono riusciti perché intonando “bella ciao” con battute e risate, hanno fatto capire che il potere ce l’hanno loro.
Una volta tornata a casa, ho riflettuto sulle immagini mostrate durante l’incontro. Ho pensato alle persone malate che non hanno potuto prendere le medicine salvavita. Ho pensato ai bambini e alle persone che stanno morendo ogni giorno.
Ho riflettuto sulle 54 guerre in atto in questo momento. Ho riflettuto sulla nostra fortuna e sfortuna nel vivere in questo momento storico e sull’omertà che governa il nostro quotidiano.
Ho sentito l’anima pesante. Incredibile come l’attore e il giornalista abbiano tante cose in comune: la pazienza, il talento, la passione, la curiosità e, a parer mio, anche la professionalità.
Ed infine penso:”Come possiamo salvarci dal male nel mondo?”

Anita I ANNO

 

Scegliere di prendere una strada e non fermarsi davanti a niente.
Questa è una delle riflessioni di cui faccio tesoro dell’incontro con Barbara Schiavulli.
Barbara è una giornalista di guerra e ci ha raccontato cosa significa prendere parte alla grande iniziativa umanitaria della Global Sumud Flotilla.

Uno degli aspetti che più mi ha emozionata è stato come lei parlava delle condizioni a cui erano sottoposti in maniera del tutto tranquilla e scorrevole, era obiettiva in quello che diceva, non si faceva prendere dalla sfera drammatica.
Ho percepito la sua determinazione nello scegliere questo lavoro perché non può fare altro.
Tornata a casa mi è salito quel male allo stomaco da rabbia, quel fastidio di quando ti senti in difetto perché ti rendi conto di essere più fortunata di altri, e che non ti stai applicando completamente per la professione che vuoi fare. Questo incontro è stato di forte ispirazione per il percorso scolastico che sto affrontando, le testimonianze dell’esperienza in carcere di Barbara sono una chiara dimostrazione che, se hai un’aspirazione, nessuno ti può fermare.
Se vuoi davvero qualcosa trovi il modo per raggiungerla.

Sara II ANNO