Siamo arrivati agli ultimi mesi nel nostro percorso a Fondamenta. È difficile da accettare l’idea che tra poco tutto finisca. Iniziato l’anno la paura era quella che si trattasse della “resa dei conti finale”, che fosse l’anno in cui avremmo dovuto dimostrare quello che avevamo imparato fino ad ora e che ormai non ci sarebbe stato più nulla da fare.
E invece ecco che sono arrivati i docenti, a ricordarci che non è finita qua. Che c’è ancora tantissima strada da fare, che non c’è nulla che con il lavoro non si possa migliorare, che la fine di questo percorso sarà solo l’inizio di un altro ancora più grande, che sapremo affrontare grazie alle forti basi che abbiamo costruito qui, grazie alla nostra identità, ora rafforzata e più consapevole. Questo è un esempio delle riflessioni che ci è capitato di buttare giù dopo alcune lezioni: “Permeare. È la parola che più ho avvertito in me e che mi ha spinto a cercarne il significato: così mi viene suggerito che si può leggere anche come “attraversare un corpo e diffondervisi dentro” o anche, letteralmente, come un “passare attraverso”. Ho visto, figurativamente, questa parola come il primo mattone per costruire la mia identità attoriale e la mia personalità scenica. E, in secondo luogo, come un modo per ancorare il personaggio, incontrare la sua anima e imparare, con umiltà, l’abilità del rispondere del personaggio, perché come è stato detto durante la lezione, la recitazione è responsabilità. E il corpo, in questo senso, rappresenta la relazione tra il personaggio, lo spazio, gli altri, le emozioni e la propria emotività. “

Quest’anno ci stiamo mettendo più che mai alla prova. Abbiamo lavorato su testi classici con alte temperature emotive con Alessandra Schiavoni, su una commedia russa con Mariagrazia Pompei e su un testo contemporaneo con Gianluigi Fogacci.
Tutti questi lavori si sono conclusi con delle Prove Aperte. Questo penso che sia stato fondamentale perché ci ha permesso di entrare ancora di più in una dimensione professionale e di confrontarci con un pubblico. Ci siamo dunque dovuti occupare delle opere a 360 gradi, lavorando sui costumi, la scenografia, le luci ecc. I docenti stanno assumendo un pò la funzione di registi, lasciandoci la libertà e la responsabilità di sperimentare, al fine di creare attori propositivi e autonomi.
Tramite queste prove stiamo scoprendo l’importanza della collaborazione del gruppo, capendo ora più che mai che il teatro si fa insieme.
Abbiamo appena scoperto il testo che porteremo al saggio finale e sono davvero contenta e fiduciosa.
È bello vedere quanto tutti siamo cresciuti in questi tre anni e che continuiamo a farlo ogni giorno.

Credo che questi ultimi mesi, anzi quest’ultima settimana in particolare, soprattutto dopo l’ultima prova aperta, segni proprio un momento di passaggio tra l’inizio dell’anno, dedicato prettamente alla formazione e il periodo attuale in cui ci stiamo addentrando sempre di più nella preparazione del saggio.
Certo è inevitabile che giunti a questo punto si cominci ad avvertire un po’ di pressione nell’aria per la fine dell’anno accademico e quello che ci aspetterà una volta usciti da qui. Questo da un lato mi crea un po’ d’ansia, perché so che devo riuscire a sfruttare quel poco tempo che rimane al massimo e assorbire il più possibile dagli insegnanti e dal lavoro che svolgiamo con loro, quindi anche per questo è importante arrivare ogni giorno preparati e aggiungere qualcosa in più a quello che si è fatto il giorno prima senza ripartire ogni volta da capo.
Dall’altro lato invece, penso che il poco tempo a disposizione mi spinga tanto a volermi mettere in gioco, a sbagliare, provare e sperimentare sempre di più, anche perché credo che quello che stiamo vivendo attualmente all’interno della scuola sia il momento migliore per provare a farlo.
Nonostante ciò comunque il mio obiettivo rimane quello di “occuparmi” piuttosto che di “preoccuparmi” di quello che devo e che voglio fare, cercando di crescere ancora e acquisire altre competenze, arricchire il mio bagaglio attoriale e superare ancora alcuni limiti e insicurezze.

Questo terzo anno sta passando molto più velocemente del previsto, cosa che non mi aspettavo sinceramente e che mi spaventa in parte, ma sono pronta per mettermi alla prova nello spettacolo finale. Finora abbiamo affrontato scene e testi nuovi e complicati senza arrenderci mai e lavorando sempre al massimo. Sento di aver appreso tanto in questi anni, sia dai docenti che dal gruppo e mi dispiacerà lasciare questo mondo che per me era una seconda famiglia ormai, ma è giusto che ognuno prenda la propria strada, e magari in futuro queste strade si incroceranno di nuovo. Dopo tutto questo tempo sento di essere pronta a sperimentare nei primi lavori continuando a studiare e apprendere, cosa che non si finisce mai di fare; custodirò tutto ciò che ho imparato per diventare la versione migliore di me stessa come attrice.

Il mio pensiero va al primo giorno di accademia del mio terzo anno.
Ricordo una delle prime lezioni con Giampiero: il giorno in cui ho capito davvero la bellezza di fare l’attrice e il forte investimento fisico che comporta stare sul palco e indossare i panni di qualcuno altro da te. Ho sentito il mio corpo finalmente libero, pronto a buttarsi nel vuoto del “qui e ora”.
Il primo stimolo è arrivato quando Giampiero mi ha fatto ripetere il monologo che avevo presentato in dialetto. Questo mi ha portato a scoprire nuovi significati e nuove sfumature nella vocalità.
Il punto di svolta è arrivato, però, quando mi è stato suggerito di cambiare corpo e respiro, attivando una fantasia: immaginare di essere una persona trans. Prima di iniziare a parlare, avrei dovuto ballare su una musica a mio piacimento, capace di darmi la giusta temperatura per partire.
Tutto questo mi ha permesso di sprigionare una forte energia emotiva e di trasformare il mio modo di muovermi e di esprimermi.
Ecco, uno degli obiettivi di questo mio ultimo anno è sperimentare e trovare le strade che possano portarmi ad avere “il controllo nel massimo dell’abbandono”.

“Non meno di così”: una frase che ci è stata ripetuta spesso nell’ultimo anno e che credo sintetizzi al meglio come abbiamo imparato a vivere il nostro percorso in accademia da qualche tempo. Durante il secondo anno abbiamo raggiunto un equilibrio e una fiducia come gruppo che proprio durante la corsa verso la fine non può venire meno. Forse non dovremmo definirla “corsa” ma “cammino” e probabilmente neanche la parola “fine” è la più giusta in quanto è proprio fuori da qui che incontreremo le grandi salite. La paura che mi aspettavo di percepire nell’aria durante gli ultimi mesi, però, ha, invece, lasciato posto ad una grande fame di non sprecare neanche un attimo e prendersi tutto il possibile prima di chiudere il nostro primo bagaglio. E’ una grande emozione vivere i momenti che precedono uno spettacolo come le letture dei copioni, la scelta dei costumi di scena, le discussioni sulla scenografia, la divisione dei compiti e il “merda merda merda” con delle persone che fino a tre anni fa erano solo degli estranei e adesso sono parte costante della nostra quotidianità. Ci siamo visti cambiare, maturare come persone e come attori, perciò, nonostante ciò che accadrà dopo, abbiamo condiviso un tassello fondamentale della nostra esperienza di vita.
Fondamenta non mi ha insegnato cosa fare per essere un buon attore; mi ha ricordato ogni giorno come ritrovare il piacere di stare in scena, come fidarmi del mio corpo per trovare la verità, quanto sia importante compromettersi per esplorare veramente un “altro da sé”, quanto sia bello sbagliare perché diversamente non scopriremmo niente di nuovo, di accogliere ciò che non ci aspettiamo,di stare nel qui e ora e di non prenderci troppo sul serio.
Grazie Fondamenta.









